Le origini del circolo

Nel 1972 un gruppo di parmigiani decise che il tempo libero era diventato troppo importante e prezioso e che occorreva dargli un idoneo “contenitore”….

Nacque così il Castellazzo, Immobiliare e Associazione.
La fame di piscine, di verde, di campi da tennis e da equitazione e soprattutto di una privacy sia pure collettiva erano tali che i promotori non fecero alcuna fatica a collocare le azioni, che all’inizio furono 600. Il luogo era già stato individuato fra la sterminata distesa di campi di Marore e ben presto, acquisito il capitale, ci si mise all’opera per trasformare un podere con casa colonica in circolo sportivo con club-house, spogliatoi e servizi vari. Fu un’operazione intelligente, focalizzata sul recupero dell’esistente – che del resto meritava ampiamente di essere recuperato – e sul massimo rispetto della natura, nella quale gli impianti sportivi (tennis, piscine, maneggi) dovevano essere per quanto possibile “affogati”. Il risultato fu da manuale, tanto che ebbe l’onore di più di una citazione anche in pubblicazioni specializzate; il Castellazzo divenne subito uno dei circoli più ammirati, più citati d’Italia.
Visitatori illustri, con esperienza d’ogni parte del mondo, non lesinavano e non lesinano elogi al complesso.

Nel tempo (pur con tutte le difficoltà e le complessità di una gestione resa ancora più delicata e difficile dall’aumento dei soci, dal loro ricambio generazionale e quindi dalle mutate e più sofisticate esigenze) il rapporto strutture-natura non fu mai alterato; anzi, il verde fu sempre più privilegiato, sì da creare all’interno dei confini della proprietà un vero e proprio parco, quello che oggi si propone all’ammirazione di tutti. Trent’anni dopo la fondazione del Castellazzo si presenta dunque da un lato ricco di nuovi importanti impianti, dall’altro più bello e rigoglioso che mai con i suoi prati, con le sue macchie fiorite, i suoi boschetti.

Da Villa Romana a convento

L’area sulla quale sorge il Castellazzo ha radici antiche ma rintracciabili nel tempo. Sembra che 12.000 anni fa su questo terreno scorresse il torrente Parma il quale, non imbrigliato, avrebbe spostato il suo alveo, in conseguenza di piene, dall’area collinare di Monticelli a questa zona e in seguito a quella dove scorre attualmente.
Tutto il Parmense fino all’arrivo dei coloni Romani nel 183 a.C. era zona da bonificare. Di questo periodo è rimasta traccia non solo della centuriazione romana, ma anche della presenza di una villa suburbana: sia l’estensione, sia l’entità dei reperti individuati in occasione dello scavo ci raccontano di una “domus” signorile di una certa rilevanza.
Nel medioevo questi territori dipendevano dal Castelletto, dove sorgeva una bastia di difesa per proteggere la città e le zone circonvicine nella parte meridionale.
Verso il 1500 si attua il passaggio dal Castello, con un ruolo prettamente militare e difensivo, alla proprietà padronale, cioè alla villa che ingentilisce i caratteri di fortilizio e assume quelli di residenza signorile.
Nel 1657 ebbe inizio la costruzione del Castellazzo e contestualmente dell’oratorio dedicato a S. Antonio da Padova, su terreni dei Conti Dall’Asta (che avevano nel frattempo acquisito la zona).
La costruzione del Castellazzo avvenne contemporaneamente a quella della importante villa del Borgasso – chiamato anche “il Convento” per il suo aspetto che ricorda un complesso monastico, ed entrambe le costruzioni rimasero legate fra loro fin quasi al novecento.

Nel 1800 Moreau de St. Méry (1750-1819), deputato della Martinica al Parlamento di Parigi, era stato inviato come amministratore a Parma, dove abitava le ville del Borgasso e Castellazzo. Predispose e iniziò la compilazione topografica degli stati di Parma, Piacenza e Guastalla, ma si soffermò in modo particolore sulla località di Marore. Da Domenico Arlupi fece fare tre rilievi delle proprietà dei Conti Dall’Asta e abbiamo così una descrizione analitica del territorio e della popolazione.
Dopo il passaggio, verso la metà dell’800, al marchese Luigi Remedi di Toffara, il Castellazzo fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà: si trova anche, nel 1907, una destinazione d’uso di alcune parcelle di terreni al beneficio parrocchiale di S.Stefano, e per questa ragione forse la costruzione del Castellazzo e relativi possedimenti furono utilizzati come residenza di religiosi; di conseguenza si può confermare l’ipotesi di sede conventuale e giustificare il nome di “Convento” dato alle due costruzioni del Borgasso e del Castellazzo.
A questo punto la vocazione agricola dei terreni prevalse sull’aspetto architettonico e residenziale del complesso, portandolo a un certo degrado, funzionale dell’attività principale dei vari proprietari che si sono succeduti sul fondo, fino al 1970 circa, quando un gruppo non numeroso di personalità cittadine, ha costituito una società di amici fondatori, del Circolo, che ha promosso un felice intervento di ripristino e ristrutturazione degli ambienti ormai degradati.